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(Aprile 2006) Quello che sta accadendo in questi giorni nel mondo dello sport, e del Calcio in particolare, aiuta a riflettere. Da parte nostra siamo orgogliosi di poter affermare che nel nostro Club ogni venerdì sera si pronuncia ancora idealmente la emblematica frase <<Gentlemen, start your engines !>>. La voglia di sport e di amicizia da sempre ci offre gli stimoli ad avere nuove idee, a spendere denaro di tasca nostra per il puro piacere di competere. La pratica di qualsiasi attività sportiva normalmente dovrebbe insegnare disciplina e capacità di sviluppare le proprie doti individuali, armonizzandole nel gioco di squadra. Alla luce dei penosi avvenimenti degli ultimi giorni, dagli stipendi miliardari concessi ad alcune categorie di sportivi, dal triste fenomeno del doping, dai disordini legati al tifo espresso in modo bestiale, dalle polemiche sempre più deprimenti e, da ultimo, dagli scandali che stanno completamente annientando il mondo del Calcio, si evince che la situazione appare ormai totalmente compromessa. Lo sport non può più essere considerato un momento formativo, in grado di educare e trasmettere valori positivi. Ma, attenzione, lo sport non è affatto morto.
Pur con grande fatica esso
esiste ancora in angoli sconosciuti del mondo.
Lo sport è una preziosa
ricchezza nella vita di tutti noi. Lo sport, inoltre, insegna che per raggiungere un obiettivo non bisogna abbattersi al primo ostacolo ed arrendersi alla prima delusione, insegna il rispetto degli avversari, l'onestà e la lealtà, l'amicizia, che devono accompagnare il percorso di ogni vero sportivo. Qualsiasi disciplina sportiva deve aiutare a vivere sani ed equilibrati e deve essere una occasione unica per entrare in una giusta relazione con gli altri. Esercitando una qualsiasi attività sportiva si ha infatti la possibilità di fare tante nuove amicizie e condividere con altri le gioie e, qualche volta, anche le delusioni che inevitabilmente scaturiscono da ogni competizione. Quando poi si gareggia in una squadra si impara ad essere leali, fiduciosi ed a collaborare con i compagni, perchè ciò che interessa non è il successo personale ma quello di tutta la squadra. E' quello che cerchiamo di fare noi quando partecipiamo alle gare endurance. Il sano orgoglio di appartenere alla nostra squadra e di vestire la maglia che tanto amiamo ci da forti stimoli, a prescindere dai risultati, che comunque devono essere sportivamente inseguiti e migliorati con impegno e costanza. Pur con inevitabili alti e bassi, possiamo affermare che nel nostro Club, come in tante altre migliaia di sconosciuti sodalizi sperduti nel mondo, c'è ancora quantomeno il tentativo di ricercare il vero sport. (M.B.) (Aprile 2006)
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